Requisiti più stringenti per la richiesta della cittadinanza italiana, norme «anti-maranza», ampliamento dei casi in cui è prevista la revoca, stretta sui ricongiungimenti. Sono i punti principali della proposta di legge della Lega sulla cittadinanza, a prima firma del deputato Jacopo Morrone e del capogruppo Riccardo Molinari. Il testo, depositato a Montecitorio, punta a modificare le norme attuali che disciplinano la materia, ovvero la legge del 1992 sulla cittadinanza e il “Testo unico per l’immigrazione”.

Una decisione, quella di presentare la legge, nata «dopo la sconfitta della sinistra all’ultimo referendum», ha spiegato Morrone illustrando i punti cardine del provvedimento. Nel testo leghista si dispone tra l’altro che per poter diventare italiano, una volta raggiunta la maggiore età, si deve superare un esame di integrazione. Inoltre, tra i requisiti più stringenti, i leghisti prevedono quello di non avere condanne o procedimenti penali per delitti non colposi.

Non solo. Perché la proposta di legge la proposta di legge allunga il periodo minimo di residenza legale in Italia per ottenere la cittadinanza e introduce nuove cause di revoca, tra cui una condanna definitiva oltre i 5 anni o superiore a 3 per reati di violenza di genere, stupro, maltrattamenti contro familiari e conviventi, stalking, revenge porn, nonché quelli cosiddetti «culturalmente motivati», come la costrizione o induzione al matrimonio, le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili o la tratta di esseri umani. L’esame per ottenere la cittadinanza, secondo il testo, serve a verificare l’effettiva integrazione nonché la conoscenza delle regole sociali e giuridiche minime: contenuti e modalità della prova sono stabiliti dal ministero dell’Interno.