"PICCOLA, assottigliata come la mummia di una regina sacra": così la traduttrice italiana di "Out of Africa" descriveva Karen Blixen nella prefazione alla prima edizione Feltrinelli del 1959. La scrittrice danese aveva allora settantaquattro anni e gliene restavano solo tre da vivere. Il libro di memorie che l’aveva resa famosa lo aveva pubblicato a cinquantadue anni e ne aveva ventotto quando era sbarcata la prima volta in Africa per sposarsi e stabilirsi in una fattoria circondata da una piantagione di caffè.

Meryl Streep ha oggi trentacinque anni. Non è tanto piccola ma assottigliata e diafana lo è certamente e, anche se i suoi ruoli cinematografici sono preferibilmente molto quotidiani, l’ammirazione unanime e i numerosi premi vinti la circondano ormai di una regale sacralità. Meryl Streep è Karen Blixen nel film di Sidney Pollack "La mia Africa" ed è certamente il suo punto di forza. Il film ha vinto la sua scommessa ancor prima di essere iniziato, nel momento in cui lei ha firmato il contratto. Nessuna altra attrice contemporanea poteva essere così straordinariamente aderente all’immagine che possiamo farci della baronessa Blixen nei suoi anni africani, di questa donna fragile e determinata, incantata e attiva, incuriosita e innamorata.