Per Amazon, Castel San Giovanni, Piacenza, non è un posto qualunque nella geografia industriale italiana. È una curva precisa nella mappa della logistica europea, un luogo che sembra, passato il Po se come noi si arriva da Milano, apparire tra la foschia grigia della Pianura Padana come l'emblema di un nuovo inizio. Qui, dove nel 2011 Amazon aprì il suo primo centro di distribuzione italiano, oggi si gira pagina. Il colosso dell’e-commerce ha trasformato l’edificio - quel gigante di metallo e nastri trasportatori - nel primo centro unico dedicato ai resi dei clienti in tutto il paese. Una rivoluzione silenziosa che ribalta il senso del luogo: da qui non partono più scatole verso le case degli italiani, qui prima ora tornano indietro. E solo dopo attenta valutazione iniziano un altro viaggio. La riconversione del sito - ribattezzato MXP5, come fosse il codice segreto di un aeroporto (nella logica besoziana si fa riferimento all'aeroporto internazionale più vicino) - è un manifesto dell’economia circolare secondo il Vangelo di Amazon.

Tecnologia rinnovata, processi avanzati, mille e trecento dipendenti a tempo indeterminato, nuovi percorsi di formazione. Ma soprattutto una visione: dare una seconda vita agli oggetti e rendere più efficiente una delle operazioni più delicate dell’e-commerce, il reso. Quell’azione semplice e quasi ovvia per il cliente (“non mi va, non è quello che mi aspettavo, lo rimando indietro”) qui diventa un romanzo in più atti.