Il clima, evocato, è quello "degli anni Settanta, degli anni della violenza e del terrorismo". L'aria "è brutta, pesante, irragionevole". Il rischio, dietro l'angolo, è "che all'improvviso ci si trovi a fare i conti con delle Brigate Rosse 4.0". Guido Crosetto l'allarme, circostanziato, lo lancia.
E, nemmeno a farlo apposta, a poche ore dall'uscita nelle edicole della sua intervista all'Avvenire, su un anonimo muro di Marina di Pietrasanta (comune della Versiliana che conta appena 2.000 anime) appare una scritta che quell'allarme rende quanto mai attuale: "spara a Giorgia" e una firma "Br" accanto ad una stella a 5 punte.
Poco credibile per essere vera, ma non per questo derubricabile a goliardata per smussarne il significato. E sembrano premonitrici le parole del ministro della Difesa che si dice "spaventato da una violenza che cresce, da un odio ideologico e politico che si cerca di alimentare". Che chiama "tutti ad abbassare i toni" per evitare che "dalle foto bruciate in piazza, dai confronti negati nelle Università, dagli assalti alle redazioni dei giornali" si arrivi, senza quasi accorgersene, a compiere un balzo indietro di 50 anni, negli anni di piombo.
Ma, intanto, oggi c'è quel muro con le minacce a "Giorgia". E immediata scatta - "piena e compatta" - la solidarietà di Fdi. Poco dopo seguita da quella di Lega, Fi, Noi Moderati, esponenti del governo. E dello stesso Crosetto.






