Un rarissimo esemplare di scultura greca in Italia, non solo in Etruria, ma anche in Magna Grecia e in Sicilia, la testa in marmo di una fanciulla (Kore) rinvenuta a Vulci che offre nuovi significativi spunti di riflessione sugli intensi scambi culturali tra Grecia e Italia preromana.
La scoperta della testa di una Kore in marmo tardo-arcaico rinvenuta a Vulci rappresenta “un evento di straordinario rilievo, sia per il valore artistico sia per le implicazioni culturali e politiche che porta con sé”.
Lo ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli durante la presentazione del reperto nella Sala della Crociera del MiC.
Secondo il ministro, non si tratta soltanto di un prezioso dono votivo, ma di una testimonianza concreta dei rapporti spirituali e civici che univano l’Etruria al mondo greco. Un ritrovamento capace, ha sottolineato, di modificare la percezione stessa del mondo antico, “come accadrebbe con una nuova legge scientifica”, influenzando la rappresentazione della realtà su piani conoscitivi, simbolici e persino politici.
Giuli ha ricordato che non è un caso che una scoperta simile provenga proprio da Vulci, città etrusca storicamente aperta ai contatti mediterranei grazie al suo porto, da poco acquisito dal ministero della Cultura, e ai collegamenti con l’entroterra. Sin dal periodo orientalizzante, alla fine dell’VIII secolo a.C., oggetti e rituali attestano un dinamismo e una permeabilità culturale che oggi, grazie alle nuove tecniche diagnostiche, possono essere ricostruiti con maggiore precisione.






