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Ultimo aggiornamento: 15:39
“Se nominiamo un mercante d’armi, un uomo che ha lavorato nel mercato delle armi, a fare il ministro della Difesa, il rischio è che succeda quello che Trump dice con onestà, visto che chiama il Pentagono il ministero della Guerra e non più della Difesa”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che esprime una critica acerrima sulla proposta di “leva volontaria” annunciata da Guido Crosetto.
L’idea del ministro è nota: istituire un servizio militare su base opzionale, rivolto solo a chi sceglie di partecipare, con l’obiettivo di creare una riserva ausiliaria dello Stato da schierare in caso di crisi — guerre ibride, cyber-attacchi, calamità naturali, emergenze. Il modello guarda alla Francia e alla Germania; i numeri in discussione prevedono una partenza con almeno 10mila volontari, per salire a 30-35mila nel medio periodo e potenzialmente a 50mila entro il 2035. Anche la durata sarebbe flessibile, inferiore all’anno, e potrebbe includere figure civili con competenze tecniche avanzate.
Ma per Montanari la questione va oltre gli aspetti organizzativi: “Credo che questo governo, e non solo il nostro, stiano facendo di tutto per preparare l’opinione pubblica l’idea che la guerra è normale e che è inevitabile. Questo è un enorme errore che rischia di portarci alla guerra davvero. La nostra Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra, e non è un discorso per anime belle, chi l’ha scritto sapeva perfettamente che la guerra fa parte della vita, l’avevano fatta la guerra. Io – continua – temo che uno dei problemi è che la classe politica di oggi la guerra non l’ha fatta, non sa che cos’è. Erasmo da Rotterdam diceva “Dulce bellum inexpertis”, cioè la guerra sembra dolce a chi non sa che cos’è. E la nostra Costituzione ci dice di investire denaro, comunicazione, diplomazia, per estirpare l’idea che la guerra possa essere la soluzione”.






