Visi chini sui manuali, tazze di caffè strette tra le mani, sguardi sfuggenti.

Al Collegio d'Europa di Bruges - nell'edificio dedicato a Paul-Henri Spaak, al 9 di Dijver Straat - è giornata di esami. Ma la normalità è una recita difficile da mettere in scena: da 72 ore il campus più prestigioso della formazione europea è diventato un microcosmo assediato da cronisti, telecamere, curiosi. E gli eurocrati del futuro - custodi di una tradizione che pretende discrezione - appaiono spaesati dalle dimissioni di Federica Mogherini.

Alla porta principale, uno studente danese, seguendo un protocollo ormai condiviso, abbozza un sorriso educato: "Speriamo soltanto che si risolva tutto nel migliore dei modi". Poi chiude l'ombrello e scompare dietro il portone, oltre le finestre gotiche appannate dalla pioggia.

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Agenzia ANSA