L’artista Ibrahim Mahama è in testa alla Power 100 del 2025 della rivista ArtReview, la classifica annuale delle persone che hanno plasmato il mondo dell’arte nell’ultimo anno. All’alba della 24ª edizione della classifica, Mahama è la prima persona proveniente del continente africano a occupare il primo posto nella Power 100, a dimostrazione che la discriminazione nel mondo dell’arte evidentemente esiste. Mahama nell’ultimo decennio si è affermato per le sue grandi installazioni, che spesso utilizzano sacchi di juta e tessili di scarto, come quelli residui dell’industria del cacao del Ghana, cuciti insieme per formare enormi tessuti con cui ricopre interi edifici.
Arte e impegno
L’artista ghanese è ben noto in Italia, dove ha realizzato numerose installazioni, dalla Biennale di Venezia del 2015 ai bastioni di Porta Venezia a Milano nel 2019. Dal 2014 è rappresentato dalla galleria bresciana Apalazzo, che lo ha scoperto nel 2013 mentre era in residenza da Gasworks a Londra, ben prima che entrasse nella scuderia della potente White Cube, che ha iniziato a lavorare con lui dal 2015, in concomitanza con la Biennale.
In questi anni l’artista ha messo insieme un cv di tutto rispetto, che si rispecchia nelle sue quotazioni. Quando ha iniziato a lavorare con Apalazzo i prezzi andavano dai 3 mila agli 8 mila euro circa. Oggi i valori sono molto più elevati: fotografie che costavano 5 mila euro, oggi valgono 15 mila euro; dipinti che valevano 8 mila euro oggi sono valutati a 80 mila euro. Le grandi sculture e installazioni arrivano anche a 600 mila euro. Nel 2018 ad Art Basel Unlimited, una grande installazione fatta di cassette usate per la pulizia delle scarpe e altri lavoretti di fortuna in Africa è stata venduta ad un importante museo americano a 350 mila euro.






