Dawn Sturgess era madre di tre figli a Salisbury, in Inghilterra: morì al Salisbury District Hospital l’8 luglio 2018, otto giorni dopo essere entrata in contatto con il veleno novichok nell’appartamento del suo compagno Charlie Rowley, nella vicina Amesbury. Sturgess aveva toccato quella bottiglietta di profumo trovata casualmente, e che risultò in seguito contaminata col novichok usato dai servizi segreti militari russi per tentare di uccidere Sergey Skripal, l’ex agente russo del GRU che secondo i russi aveva “tradito” Mosca passando al MI6, e per questo era sttao condannato, nella ridente e democratica MOsca, nell’anno solare 2014.

Ora l’indagine della Commissione d’inchiesta del Parlamento britannico è giunta a una conclusione che potrebbe avere valore giuridico, almeno nei paesi occidentali (Stati Uniti compresi): Vladimir Putin è «moralmente responsabile» della morte della donna. La commissione è presieduta da lord Anthony Hughes, secondo il quale Dawn Sturgess era una «persona riservata che conduceva una vita riservata nella città in cui è cresciuta. Era una sorella, una figlia e una madre di tre figli, la cui vita non è stata priva di sfide, ma le ha affrontate con il sostegno di coloro che amava. La sua morte è stata inutile e arbitraria. È stata la vittima del tutto innocente degli atti crudeli e cinici di altri». Una conclusione che ovviamente non toccherà nella prassi il dittatore russo (già inseguito da mandato di cattura per crimini di guerra dalla Corte Penale internazionale, che però Mosca non riconosce), ma che rende ancora più imbarazzante anche giuridicamente ogni contatto con lui per governanti europei e anglosassoni.