Quanti luoghi comuni accompagnano da sempre gli ex nel mondo del calcio? Tanti, troppi. Domenica però sarà tempo di Napoli-Juventus, sfida senza retorica e con molto sentimento tra i protagonisti più attesi. Da una parte c’è Antonio Conte, uno che anche vincendo lo scudetto con Inter e Napoli è riuscito a rimanere bandiera e simbolo dello juventinismo più puro: nelle sue vene scorre sangue bianconero da sempre, capitano e campione di tutto da calciatore, poi condottiero della rinascita post-Calciopoli con quei tre scudetti vinti tra il 2012 e il 2014. Dall’altra c’è Luciano Spalletti, uno che il Napoli se l’è tatuato sulla pelle insieme a quello scudetto vinto appena due anni e mezzo fa, un tricolore inseguito per tutta una vita in panchina. E a proposito di tatuaggi, l’intreccio si allarga anche a Giovanni Manna, ds azzurro ma con un lungo percorso da dirigente e scopritore di talenti alla Juve (un colpaccio per tutti in coppia con Matteo Tognozzi: ricorda qualcosa il nome di Kenan Yildiz?), tifoso bianconero fin da bambino che non a caso sull’avambraccio sinistro ha inciso le sagome dei protagonisti di Arancia meccanica: certo, un film di Stanley Kubrick, ma anche il simbolo di uno dei gruppi organizzati della curva bianconera.
Napoli-Juve, quando la sfida è tatuata sulla pelle
Sentimenti indelebili: Spalletti ha tatuato lo scudetto 2025. E sul braccio del ds azzurro Manna, altro ex di turno, c’è un simbolo del tifo bianconero. Ma il …








