Piazza San Marco ritorna ad essere un luogo di confronto che attraversa confini e competenze. Nelle Procuratie restaurate, The Human Safety Net ha infatti riunito la propria comunità globale per la settima edizione di Networks, il summit annuale dedicato ai progetti che la fondazione di Generali porta avanti in venticinque Paesi. L’agorà veneziana è diventata il punto d’incontro di realtà che operano con famiglie in situazioni di vulnerabilità e con rifugiati in cerca di un percorso di integrazione tramite il lavoro. A delineare il quadro generale in cui si muove l’iniziativa è Simone Bemporad, vicepresidente della Fondazione. «The Human Safety Net è il movimento globale di persone che aiutano persone, promosso da Generali, con due missioni: una è quella di sostenere le famiglie che vivono in condizioni di vulnerabilità con bambini da zero a sei anni, e l’altra è quella di promuovere l’integrazione dei rifugiati attraverso percorsi di formazione professionale e avviamento, sia al lavoro, sia alla creazione di nuove attività imprenditoriali», ha spiegato. «La sede della fondazione è concepita come un polo dinamico e aperto a tutti, luogo ideale per ospitare dialoghi su temi di portata globale, proprio come Networks», ha aggiunto. All’edizione di quest’anno hanno partecipato ottanta organizzazioni non-governative e duecento rappresentanti provenienti da diversi continenti. Il summit è il momento in cui la rete internazionale si ritrova per confrontare i risultati ottenuti e costruire una strategia comune per il futuro. A descrivere il significato dell’appuntamento è Emma Ursich, Ceo della fondazione. «The Human Safety Net ha un evento annuale a Venezia che si chiama Networks, il momento in cui noi riuniamo tutta la nostra comunità di più di ottanta partner per lavorare assieme, tracciare un bilancio e pianificare quello che vogliamo fare assieme per l’anno a venire. Quest’anno stiamo parlando di misurazione dell’impatto. Abbiamo vari partner che lavorano in maniera diversa, tutti accomunati dallo stesso modo di misurare l’impatto e imparare insieme, e in più sviluppiamo dei progetti trasversali, ad esempio l’educazione finanziaria, che è un progetto pilota nato in Italia e in Indonesia con Unicef e Aflatoun, presente oggi è in 14 Paesi con venti delle ottanta Ong», ha sottolineato Ursich. «Un progetto nuovo che stiamo lanciando quest’anno è come favorire un maggiore coinvolgimento dei padri nei nostri programmi di genitorialità. Oggi circa il 5% dei partecipanti sono padri e vorremmo aumentare questa percentuale. Insieme lavoreremo per fare in modo che sia reso più facile», ha assicurato. Tra i programmi consolidati, uno dei più rilevanti riguarda i rifugiati. «Dal 2019, con il supporto di The Human Safety Net, implementiamo il programma Rifugiati, principalmente su Milano e in Italia, il quale consiste nell’inclusione socio-lavorativa rivolta a persone rifugiate. Attraverso corsi di formazione, supportiamo l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone rifugiate che avrebbero difficoltà a entrare in percorsi di questo tipo e a vedersi riconosciute competenze maturate che avevano nel loro Paese di origine», ha rilevato Luca Petitto, del Comitato di Milano della Croce Rossa Italiana. Il lavoro sulle famiglie include anche la dimensione della genitorialità, che si apre ora a un maggiore coinvolgimento degli uomini. Giovanna Lauro, deputy ceo di Equimundo, ha spiegato il contributo dell’organizzazione. «Equimundo è un centro di ricerca applicata che si occupa di uguaglianza di genere e in questo contesto offriamo assistenza tecnica a organizzazioni in tutto il mondo che sono interessate a coinvolgere uomini nei loro programmi. In questo senso, l’anno prossimo inizieremo a lavorare con alcuni membri di The Human Safety Net per aiutarli a coinvolgere maggiormente i padri nei programmi che lavorano con le famiglie in alcuni Paesi europei». Accanto ai programmi, anche gli spazi giocano un ruolo nella costruzione della comunità. Le Procuratie restaurate da David Chipperfield, aperte al pubblico per la prima volta in 500 anni dal 2022, ospitano la Casa di The Human Safety Net. La direttrice, Alexia Boro, ha raccontato il significato del luogo. «La Casa di The Human Safety Net ha aperto al pubblico e ha restituito alla comunità veneziana e al pubblico internazionale uno spazio meraviglioso restaurato da David Chipperfield. Noi siamo un luogo che ha una vocazione civica. È un amplificatore dei programmi, della missione di The Human Safety Net ma è soprattutto un luogo aperto a tutti, liberamente, con donazione volontaria, dove si possono fare straordinarie esperienze: da A World of Potential, che è un percorso interattivo dove noi invitiamo il pubblico ad allenare i propri punti di forza perché l’idea è che se stiamo bene con noi stessi stiamo meglio anche con gli altri», ha osservato. «E questo è il fine ultimo anche della Fondazione, cioè di essere un movimento di persone che aiutano persone. Alla Casa si possono fare anche tantissime attività rivolte al coinvolgimento del pubblico per riuscire a capire qual è anche il nostro ruolo in questa operazione di cambiamento, di trasformazione delle vite delle persone più vulnerabili. Organizziamo quindi, attività per tutta l’età, allineate alla missione e ai programmi di The Human Safety Net: dai concerti alle conferenze, i laboratori per i bambini per le scuole, le famiglie, le persone anziane, le persone con varie forme di disabilità. È un luogo da vivere ed è per questo che siamo molto felici anche che sia aperto sempre liberamente a tutti», ha concluso. La combinazione tra progettualità internazionale e radicamento locale restituisce l’immagine di una rete che ha in Venezia un punto di incontro e riflessione. Networks diventa così un momento in cui esperienze diverse si confrontano sulle modalità per sostenere famiglie vulnerabili e accompagnare i rifugiati verso nuovi percorsi, mantenendo aperto uno spazio accessibile alla città e a chi la visita.
The Human Safety Net, strada per l’integrazione | MilanoFinanza News
La settima edizione del summit Networks dedicato ai progetti della fondazione di Generali in 25 Paesi per le attività di inclusione sociale
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