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Ultimo aggiornamento: 16:42
Vedi il tabellone degli ottavi di Coppa Italia e pensi: ma come si fa a concepire una formula come questa? La prima partita, Juventus–Udinese, finita 2-0, è stata giocata il 2 dicembre. L’ultima, Como-Fiorentina, andrà in scena il 27 gennaio, esattamente 56 giorni dopo e a voler essere pignoli in due anni diversi, 2025 e 2026. Se lo vai a raccontare agli inglesi, orgogliosi della loro FA Cup, istituita nel 1871 e di conseguenza la più antica competizione calcistica del mondo, ti prendono per matto.
I canoni del football d’oltremanica, con il suo legame forte con le comunità, rappresentano un modello non solo vincente e affascinante, ma probabilmente unico nel suo genere. La vecchia Coppa d’Inghilterra è infatti anche una chiave di lettura per capire la natura della nazione britannica, legata in modo morboso alle sue tradizioni. Ma non essendo realisticamente possibile fare un copia e incolla del torneo, in Italia si potrebbe attingere a piene mani alla FA Cup per rendere la nostra seconda competizione calcistica più attraente e coinvolgente.
Premessa: il problema nasce da lontano. La storia della Coppa Italia è travagliata. Prima edizione nel 1922 (37 squadre iscritte, vinse il Vado Ligure, formula confusionaria e, come si legge su Wikipedia, La Stampa scrisse che “il nuovo torneo non avrebbe presentato le sorprese della Fa Cup”, ergo il confronto con l’Inghilterra era già iniziato). La seconda si giocò nel 1926–27 (111 partecipanti) e fu addirittura sospesa ai sedicesimi di finale. Dopo nove anni di stop, la Coppa Italia ripartì nel 1936-37: 98 club e Torino vincitore, 5-1 sull’Alessandria nella finalissima. Il regolamento prevedeva due turni eliminatori tra le 64 squadre della Serie C, suddivise con gli stessi criteri geografici del campionato. Le sedici sopravvissute accedevano al terzo turno, in cui entrava in pista la Serie B. Nei sedicesimi, finalmente, scendeva in campo la Serie A. Considerati i tempi e l’Italia di allora, fu uno sforzo encomiabile di seguire il modello della Coppa d’Inghilterra, replay compresi in caso di parità dopo i supplementari. Il torneo trovò finalmente continuità, sebbene con alcune modifiche. Nel 1937-38, fu introdotta la doppia finale, mentre, nell’edizione successiva, si decise di disputare l’ultimo atto a Roma. Il comportamento incivile del pubblico capitolino in occasione di Ambrosiana Inter–Novara (5-1 per i nerazzurri) costrinse però la federazione a ripensarci. Il torneo proseguì fino alla stagione 1942-43, quando a causa della guerra la Coppa Italia fu giocata solo da club di A e B. Nel 1943, l’attività calcistica fu sospesa e il torneo fu ripristinato solo 15 anni dopo, nel 1958.








