Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

3 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:41

Ventun anni. Tanto è servito al Lens per rivedere il proprio nome in cima alla classifica della Ligue 1. Un tempo sufficiente a cambiare presidenze, cicli tecnici, generazioni di tifosi e persino identità calcistiche. Eppure, tra le mura del Bollaert-Delelis, c’era sempre stata una silenziosa convinzione: che il Sang et Or, prima o poi, sarebbe tornato. Non una sorpresa assoluta, quindi, ma il coronamento di un percorso che oggi il calcio francese osserva con un misto di stupore e rispetto. La vittoria ad Angers, firmata dall’ex capitano dell’Udinese Florian Thauvin, ha proiettato il Lens al primo posto dopo più di due decenni. Ma per capire come una squadra con il decimo budget del campionato, reduce da anni di difficoltà economiche e da un mercato estivo definito “di sopravvivenza”, sia arrivata a sfidare PSG e Marsiglia nella lotta al titolo, bisogna comprenderne il contesto.

Trasferimenti mirati, rinascita di singoli giocatori, l’assenza di impegni europei e un uomo in panchina che un anno e mezzo fa non aveva nemmeno il patentino. Pierre Sage, oggi al centro della rivoluzione giallorossa, è una figura quasi romanzesca. Partito come direttore tecnico del settore giovanile del Lione, promosso per necessità quando Grosso lasciò nel 2023 un club nel caos, confermato grazie a una miracolosa risalita culminata in un posto in Europa League. Eppure, appena un anno dopo, il Lione lo licenziò. Ma Sage non si è abbattuto. Ha aspettato. E il Lens gli ha dato la possibilità che sognava: un ambiente in cerca di guida, una squadra da plasmare e una tifoseria tra le più passionali di Francia.