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3 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:06
È stata presentata come il grande rilancio per la regione: il 4 agosto, dalla Mole Vanvitelliana di Ancona, la premier Giorgia Meloni annunciava l’estensione della Zona Economica Speciale (Zes) anche a Marche e Umbria. Un intervento subito trasformato in cavallo di battaglia elettorale dal candidato, suo fedelissimo, Francesco Acquaroli (Fdi) che, per settimane, ne ha rivendicato la “grande opportunità” per l’intero territorio. Ma a urne chiuse, con la vittoria acquisita, e soprattutto con la mappa dei benefici in mano, è esplosa la polemica. Da misura pensata per tutti, la Zes concentra il suo principale vantaggio economico – il credito d’imposta sugli investimenti – quasi esclusivamente sulle aree del Sud della regione, lasciando fuori proprio quei territori decisivi per la rielezione di Acquaroli. Le opposizioni non hanno dubbi e vanno all’attacco: “Favoriti solo i feudi del centrodestra“.
Facciamo ordine. La Zes è un meccanismo pensato per ridurre i divari territoriali e stimolare lo sviluppo economico strettamente collegato alle regole dell’Ue sugli aiuti di Stato. Si basa su tre strumenti: lo snellimento burocratico, le agevolazioni fiscali e il credito d’imposta per le imprese. Mentre i primi due valgono per tutto il territorio, il credito d’imposta – cioè il rimborso di una parte delle spese sostenute per nuovi macchinari, ampliamenti o strutture – è riservato solo ai comuni inseriti in una specifica lista regionale. Ed è qui che nasce lo scontro politico.






