Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 2.572 i minori che si sono allontanati volontariamente dal sistema di accoglienza. Nel 2024 erano stati 7.357. Si tratta di ragazzi di cui si perdono le tracce (a volte riemergono in altre zone del Paese) e che rischiano di entrare nel lavoro nero, di commettere reati o di finire nelle maglie della criminalità, che li considera molto appetibili, vista la minore età.

La ragione più frequente degli allontanamenti è la volontà di spostarsi dai luoghi di sbarco (il 65% degli allontanamenti riguarda minori entrati in Italia via mare) verso centri cittadini nei quali sono presenti comunità nazionali di riferimento, centri di accoglienza più strutturati o maggiori occasioni lavorative, che non possono essere che in nero. Oppure i ragazzi puntano a raggiungere parenti o familiari che vivono in altri Paesi europei, soprattutto del Nord Europa.

«Questi ragazzi arrivano nel nostro Paese con un progetto migratorio già definito – dice Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas italiana – che è quello di lavorare. Hanno affrontato viaggi rischiosi e i tempi del nostro sistema per loro sono troppo lunghi. Hanno per lo più 16 o 17 anni e quindi scelgono la strada più veloce ma entrare in circuiti non protetti li espone a derive pericolose e lo scivolamento nell’illegalità diventa facile».