Roma, 2 dic. (askanews) – Si registra in Europa qualche miglioramento sul fronte delle pratiche commerciali sleali nel settore agrifood, anche se c’è ancora molta strada da fare. E’ quanto emerge dallo studio condotto da Aretè per la DG Agri della Commissione UE, appena pubblicato, a supporto della valutazione della Direttiva UE 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali nel settore agri-food, che proibisce o regola 16 pratiche ritenute contrarie ad una buona condotta commerciale. Lo studio restituisce il quadro di una Direttiva che, seppur con dei limiti e ancora un periodo relativamente breve di applicazione, ha avuto un ruolo fondamentale nel migliorare la situazione rispetto al periodo precedente e nel fornire in quadro più chiaro e omogeneo per gli operatori UE.

La direttiva prevede la protezione dei fornitori più deboli nei confronti degli acquirenti più forti, vietando comportamenti quali ad esempio il pagamento oltre 30 giorni dalla consegna di prodotti deperibili, modifiche unilaterali dei contratti da parte del compratore e la richiesta ai fornitori di pagare fees non collegate alle prestazioni concordate.

Il tempo trascorso dall’effettiva implementazione delle leggi nazionali di trasposizione è tutto sommato ancora limitato (l’ultimo Paese si è allineato a fine 2022) quindi molti aspetti possono considerarsi ancora in fase di consolidamento. Tuttavia, dallo studio già emerge come la Direttiva sia stata finora moderatamente efficace nel prevenire e combattere le pratiche sleali, ma molto efficace nel promuovere una cultura imprenditoriale più equa nel settore agri-food.