Prima di tutto ci sarebbe da sgombrare il campo dal rischio di un equivoco: la Nato non si prepara a piazzare i suoi missili o i soldati armati ai confini dell’Europa né a schierare le portaerei armate tra i mari che lambiscono i confini della Russia. Niente di tutto ciò. La seconda premessa, ora che si parla di uno scenario nuovo, cioè quello degli attacchi difensivi preventivi, è che il quadro in cui tutto potrebbe accadere è quello della nuova guerra, quella che si combatte senza carri armati, ma con mouse, disturbi elettromagnetici, droni e satelliti. È la trincea digitale, quella sulla quale la Nato potrebbe cambiare strategia, se i vertici dell’Alleanza daranno avallo alla proposta del capo militare, l’ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone. Il senso è questo: anticipare l’azione degli hacker russi, dei misteriosi agenti della guerra cyber o dei mezzi militari specializzati negli attacchi elettromagnetici, talvolta mascherati dietro lo scafo di vecchi pescherecci o improbabili mercantili. Come? Con le stesse armi, satellitari o elettroniche, evitando di ritrovarsi ogni volta a rimediare ai danni subiti.

A delineare la fase due di una sfida silenziosa, e che dura quasi da quattro anni, è stato proprio l’ammiraglio Cavo Dragone, tra le righe non troppo criptiche di un’intervista rilasciata ieri al Financial Times. «Essere più aggressivi rispetto alla nostra controparte potrebbe essere un’opzione. Le questioni sono il quadro giuridico, il quadro giurisdizionale, chi lo farà?», ha spiegato. «More aggressive». Certo, la Nato aveva e ha molti più limiti rispetto alla controparte per motivi etici, legali, giurisdizionali. «Ed è un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella della nostra controparte», ha aggiunto Cavo Dragone. Dal Cremlino non perdono l’occasione per aumentare il livello delle accuse e tracciare scenari molto più gravi. Ma il comando militare Nato non fa dietrofront: «L’Alleanza non cambierà il suo approccio difensivo, ma questo non significa che la difesa debba essere sempre passiva - sottolineano dall’ufficio di Cavo Dragone - Ci si adatta al cambiamento delle minacce e uno dei metodi è quello degli interventi preventivi, da mettere in atto prima che le minacce vadano a bersaglio e che facciano i danni sperati».