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Nicola iniziò così: "Fu il trofeo più bello". Si è spento ieri a 92 anni. Ha vinto 2 Slam e la mitica Davis '76 da ct

Nell'eterno dilemma se sia nato prima il tennis o Nicola Chirinsky Pietrangeli, ci troviamo a piangere il primo vero grande divo italiano delle racchette. Non che prima di lui non esistessero i tennisti in Italia, ma di sicuro Nicola prima e dopo i successi sportivi ha attraversato una vita talmente straordinaria da essere stato un vero romanzo vivente, uno di quelli che ognuno di noi vorrebbe aver vissuto. Non solo racchette e palline, ma anche donne e motori, principi e principesse: "Da bambino volevo fare l'esploratore, poi ho pensato che con il tennis avrei viaggiato di più".

Nato a Tunisi da un ex calciatore e da una nobile ragazza russa figlia di un colonnello zarista, ha costruito il futuro dopo essere scampato a un bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale, convinto che il tempo gli avrebbe dato ragione: "Lo sport non mi ha fatto ricco, ma alla fine sono stato il migliore: lo dice la gente". Meglio vivere, insomma, e tutto nacque andando a trovare papà in un campo di prigionia nel deserto, lì dove su un campo improbabile il doppio Pietrangeli-Pietrangeli vinse un match che aveva in palio un pettine rotto: "È il trofeo più bello della mia carriera". Nicola ha vinto nel 1957 e nel 1961 gli Internazionali d'Italia, ha disputato 164 partite in Davis e per due volte - nel 1959 (anche in doppio con Sirola) e nel 1960 trionfò nel Roland Garros. Per questo è anche nella Hall of Fame del tennis ed è stato n° 3 del mondo, classifica allora redatta da un giornalista del Daily Telegraph e non, come oggi, da un computer: la querelle - portata avanti fino alla fine - sul numero 4 di Adriano Panatta, sul sorpasso di Jannik Sinner e su di chi fosse in realtà il record, è conseguente alla nostra domanda iniziale.