Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Non è demolendo i simboli della tradizione cristiana occidentale che si crea una società più accogliente

Non è una novità che questo Giornale sia fortemente allergico alla deriva dei vari "pride" che si rincorrono nelle piazze con sempre maggior frequenza. Ma l'ottusità pervicace con cui ogni anno amministratori, politici e dirigenti scolastici si illudono di rimarcare la laicità dello Stato imbavagliando i canti natalizi, vietando le recite o sfrattando il Bambinello dalla capanna ci fa venire voglia di scendere idealmente in piazza per un "Presepe pride". Perché checché ne pensino i presunti paladini dell'inclusione multireligiosa e multiculturale, non è demolendo i simboli della tradizione cristiana occidentale che si crea una società più accogliente. Di fronte a Giuseppe e Maria "sbianchettati" a Bruxelles, di fronte alla rappresentazione della natività negata dalla sindaca dem di Genova, di fronte al nome di Gesù espunto dal testo delle canzoncine in una scuola toscana, questo Giornale sente il dovere di rivendicare con orgoglio - pride, appunto - la tradizione del presepe. Ecco perché da oggi troverete ogni giorno in edicola una figurina da collezionare. Un asinello per protestare contro la follia masochista di chi si vergogna delle proprie radici, un magio per rivendicare un'usanza che si è tramandata da generazioni, uno zampognaro per suonarle a chi vorrebbe affiancare la mezzaluna islamica alla stella cometa. Nessuna crociata, per carità, ma una difesa arcigna dell'identità attraverso il presepe.