Gli stipendi degli stranieri che lavorano in Italia rimangono mediamente bassi, generando pochi contributi e non potendo quindi sostenere a sufficienza il welfare, dalla sanità alle pensioni. A rivelarlo sono gli ultimi dati dell’Inps sui lavoratori non italiani iscritti all’Istituto di previdenza (la stragrande maggioranza dei lavoratori stranieri regolari, esclusi autonomi e professionisti). Numeri che accendono un faro sull’evidente diffusione del lavoro nero e anche sulle condizioni talvolta di vero e proprio sfruttamento in questa platea di persone.

Lo scorso anno c’erano nel nostro Paese circa 4 milioni di lavoratori stranieri attivi, più 378.645 pensionati e 252.013 percettori di prestazioni a sostegno del reddito (dalla Naspi all’Assegno di inclusione). Sono in maggioranza lavoratori dipendenti del settore privato, per l’esattezza 3,5 milioni (di cui 58,3% maschi), con una retribuzione media annua di circa 16.700 euro.

Considerando che, ad esempio, i contributi previdenziali sui redditi dei lavoratori dipendenti sono attorno al 33% (di cui il 24% a carico del datore di lavoro), parliamo di una media di appena 5.500 euro l’anno per pagare in primis le pensioni. Non va meglio per l’Irpef, utile ad esempio per finanziare la sanità. Con uno stipendio di quel tipo il lavoratore arriva a versare circa 1.500/1.600 euro annui, al netto delle detrazioni. In tutto solo circa 7mila euro, che moltiplicato per 4 milioni fa 28 miliardi. Ma solo pensioni e sanità costano allo Stato italiano oltre 500 miliardi l’anno, 18 volte tanto. I lavoratori italiani iscritti all’Inps, invece, sono circa 22,6 milioni e lo stipendio medio è di circa 25mila euro nel settore privato e 35mila euro nel pubblico.