Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide spegne quaranta candeline. Lo hanno festeggiato scienziati e autorità a Roma, nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che si occupa del coordinamento scientifico delle attività del programma – mentre il coordinamento logistico è affidato all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo industriale (Enea) – celebrando, oltre ai quattro decenni dall’istituzione del programma, anche il ventesimo anniversario dalla fondazione della stazione Concordia, l’avamposto italo-francese sull’altopiano antartico, a poco meno di 1700 km dal Polo Sud, dove proprio in questi giorni si sta aprendo la campagna conclusiva del progetto Beyond Epica, una “macchina del tempo climatica” grazie alla quale riusciremo a ricostruire lo stato climatico del nostro pianeta di oltre un milione di anni fa.

A 80 gradi sotto zero per amore della scienza

di Fiammetta Cupellaro e Luca Fraioli

La base Concordia simbolo di cooperazione

Nel 1985 la presenza italiana in Antartide era una scommessa geopolitica ancora prima che scientifica. A ricordare quei momenti pioneristici è Guido Di Donfrancesco, climatologo e membro della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide (Csna), che ha vissuto in prima persona la scelta del sito per quella che sarebbe poi diventata la Stazione Mario Zucchelli. “C’è gente che ha visto il campo base del primo anno, nel 1985, quando volarono laggiù per stabilire se il posto fosse idoneo”, ci racconta. “L’Italia investì parecchi fondi per realizzare questa base, cosa che ci permise di entrare di diritto nel Trattato Antartico”, l’accordo internazionale che “congela” (mai verbo fu più appropriato) le pretese territoriali a favore della collaborazione pacifica e della ricerca scientifica.