Giorgia Meloni arriverà a Manama, capitale del Bahrein, domani sera, alla vigilia del 46esimo Vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, organizzazione che riunisce dal 1981 i sei stati arabi che si affacciano sul Golfo Persico, vale a dire Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar. Per la premier un’occasione ghiotta in un consesso in cui sono parchi di inviti: in 44 anni di storia i leader esterni all’organizzazione che hanno partecipato al vertice si contano sulle dita di una mano. Nel 2023 l’ospite d’eccezione era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, l’anno prima il cinese Xi Jinping. Per scovare altri outsider bisogna andare più indietro nel tempo: nel 2016 la prima ministra britannica Theresa May, l’anno prima il francese François Hollande, infine, nel 2007, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Per tutti gli altri anni la fortezza è rimasta arroccata, con l’intento di promuovere una più intensa cooperazione e integrazione regionale in materia economica, sociale e culturale, sullo sfondo l’obiettivo di realizzare un mercato e un’unità monetaria comuni.
Quest’anno tocca a Meloni, destinataria di un invito che ha colto di sorpresa diverse cancellerie europee, ma che - fanno notare fonti diplomatiche - non dovrebbe stupire, legato com’è a doppio filo alla crescita nell’area della domanda di prodotti Made in Italy. Un exploit trainata dall’agroalimentare, dall’arredamento, dalla moda e dalla meccanica. È notizia delle ultime ore la trattativa avanzata del fondo sovrano dell’Arabia Saudita Pif per investimenti di peso nella divisione aerostrutture di Leonardo. La partnership a cui si lavora sotto traccia potrebbe essere motivo di confronto, a Manama, della presidente del Consiglio con il principe saudita Mohammed bin Salman, tra i protagonisti del vertice in Bahrein.








