VENEZIA - La mamma di Valeria Solesin al Bataclan non è mai entrata. «So dov’è, cosa è accaduto là dentro, ma non ho mai passato la porta del teatro. Ci vengo ogni volta che sono a Parigi, mi fermo davanti. Avevano organizzato l’ingresso per i parenti delle vittime, io sono andata da un’altra parte». Da quel giorno di dieci anni fa, in pubblico, anche il dolore deve essere vestito, anche la lacrima, anche la paura. «Una situazione simile costringe ad avere un comportamento pensato, ad un certo contegno.

Uno perde la propria libertà, la propria vita privata, il proprio diritto a piangere e a gridare. Diventi, volente o nolente, un personaggio pubblico. Certo, ti puoi anche negare, ma io penso che devo esprimere una granitica opposizione a cose come queste nel modo più potente che mi è concesso». Luciana Milani Solesin, veneziana, 72 anni, è ritornata a Parigi dieci anni dopo la tragedia. La figlia Valeria è morta al Bataclan la notte del 13 novembre del 2015. Era con il fidanzato Andrea Ravagnani per un concerto del gruppo rock americano gli EoDM. Suonavano “Kiss the Devil”, bacia il diavolo, da allora è una canzone maledetta.

I colpi del batterista sulla grancassa furono soffocati dagli spari dei terroristi islamici: 90 morti nel teatro, uno sopra l’altro, mentre centinaia di spettatori cercavano scampo anche sul tetto. Valeria cadde subito colpita a un polmone; morì dissanguata con Andrea che cercava di tamponare la ferita e tanti che scappavano sui corpi. Sulla Senna fu la notte dell’orrore, i terroristi spararono in ristoranti e pizzerie: ci furono 130 morti e 400 feriti. Cercarono anche di far saltare in aria lo Stade de France dove, davanti a 80 mila spettatori, giocavano le nazionali di calcio della Francia e della Germania. La partita continuò con la folla che cantava la Marsigliese.