Il Medio Oriente e le sue ferite irrompono nel viaggio del Papa.

Tra le questioni centrali resta quella di Gaza e della Palestina, con la prospettiva dei due Stati che non riesce a decollare. Il Papa ne parla con i giornalisti mentre è diretto da Istanbul a Beirut. "La Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la soluzione di due Stati ma sappiamo tutti che in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione ma la vediamo come l'unica al conflitto che continuamente vivono".

E ha proseguito: "Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci ad una soluzione giusta per tutti". E appena decollato del Libano fa riferimento anche al ruolo del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan: "È certamente d'accordo con questo", dice Leone sempre parlando della soluzione dei due Stati. Ma confidando anche nel suo ruolo chiave sul conflitto in Ucraina: "Speriamo che Erdogan, con i suoi rapporti con il Presidente di Russia, di Ucraina e di Stati Uniti possa aiutare a promuovere il dialogo, il cessate il fuoco e risolvere questa guerra". Il Papa è arrivato in Libano e già l'ultimo tratto di volo racconta un po' del clima di questo piccolo Paese del Medio Oriente di fatto in guerra: l'aereo del Pontefice viene scortato, nell'ultimo tratto, da due Caccia. È un gesto di cortesia, lo hanno fatto qualche volta per i Papi precedenti anche altri Stati, ma qui è anche una attenzione alla sua sicurezza come si vede dai tanti militari che sono all'aeroporto e nelle strade. Un Paese blindato ma allo stesso tempo entusiasta dell'arrivo del Papa, con le strade piene di gente nonostante la pioggia. Ci sono i cristiani, delle diverse confessioni, ma anche gli scout, per lo più sciiti, e tante ragazze con il velo.