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Crosetto non vuole ricostruire le caserme, non vuole plotoni di ragazzi trascinati per i capelli a fare flessioni. Vuole una cosa elementare, che in Italia pare sempre rivoluzionaria: preparare un minimo di riserva
Quando il ministro Guido Crosetto ha pronunciato la parola «leva», mezza Italia ha sentito un colpo alla nuca. Ai giovani sono venuti in mente videogiochi trasformati in campi di addestramento; ai padri, invece, è tornato su l'odore delle camerate, degli zaini sfondati, dei richiami all'ordine che nessuno osava contestare. Ma poi Crosetto ha aggiunto l'aggettivo miracoloso: «Volontaria». E allora tutti a grattarsi la testa. Leva volontaria: sembra una barzelletta, tipo «silenzio rumoroso» o «vegano carnivoro». E invece no. È una delle rare volte in cui un ossimoro funziona meglio della frase normale.
Per capire l'operazione bisogna togliersi dalla mente i fantasmi della naja. Crosetto non vuole ricostruire le caserme, non vuole plotoni di ragazzi trascinati per i capelli a fare flessioni. Vuole una cosa elementare, che in Italia pare sempre rivoluzionaria: preparare un minimo di riserva. Cittadini capaci, istruiti, pronti a mettersi a disposizione dello Stato non per fare la guerra, ma per evitare il caos. Se cade un ponte, se salta la rete elettrica, se arriva un'alluvione, se l'acquedotto resta con un solo tecnico perché gli altri sono a letto con la febbre, non puoi chiamare i poeti. Ti serve qualcuno che sappia andare, fare, agire. Non servono eroi: servono competenti. Il che, di questi tempi, è un'utopia.






