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Il motivo che ha portato venerdì 28 novembre i giornalisti di molti giornali italiani a scioperare (compresa la redazione del Post) è il mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale, che come ogni contratto di categoria definisce le condizioni minime del rapporto di lavoro come stipendio, orari e tutele di base.
Il contratto nazionale dei giornalisti è scaduto nel 2016, e sebbene in Italia sia molto comune che i dipendenti lavorino con un contratto oltre scadenza, lo è molto meno che passi così tanto tempo: in media si arriva a circa due anni e mezzo di ritardo, e quasi dieci anni senza un rinnovo significa non solo che gli stipendi sono fermi da allora, ma anche che quello dei giornalisti è un contratto che regola in maniera anacronistica un settore che nel frattempo è molto cambiato.
Ci sono diversi motivi per cui si è arrivati a questo punto. La crisi mondiale del settore e il fatto che nei giornali italiani girino sempre meno soldi è evidentemente il più rilevante. Ma c’entra anche la grande distanza tra le posizioni degli editori – cioè di chi possiede i giornali – e del sindacato unitario dei giornalisti, che talvolta si è arroccato a difendere garanzie previste per i giornalisti più anziani scegliendo di proteggere loro anziché le prerogative dei colleghi più giovani.














