Nel saggio The House of Beauty, Lessons from the Image Industry, la ex beauty editor indaga sull’industria cosmetica come strumento di soft power e mezzo (anche politico) d’espressione

di Chiara Marchelli

Arabelle Sicardi è una enfant prodige. Da adolescente ha lanciato il blog di successo Fashion Pirate, poi ha lavorato a Rookie, è stata beauty editor a BuzzFeed e freelance per Refinery29, The Daily Beast e Jezebel. L’Huffington Post ha inserito il suo saggio Beauty is Broken nella lista dei “testi più importanti scritti da persone non bianche nel 2015”. A 32 anni ha già lasciato due posizioni prestigiose da redattrice di magazine di moda quando la maggior parte delle sue coetanee comincia a entrarci e nel frattempo ha scritto un altro libro, appena pubblicato da W.W. Norton & Company: The House of Beauty, Lessons from the Image Industry.

Sembra ossessionata dalla bellezza.

"Sì, è non esistono molte piattaforme in cui si discute di questa industria. Dovevo trovare un modo per riuscirci e ho deciso di scrivere un libro. Per poterlo fare liberamente, senza il fiato di qualcuno sul collo, mi sono dimessa dal mio lavoro di beauty editor".