l gioco degli scacchi prevede che immagini la prima mossa, la seconda, la terza, la quarta e così via per un numero di volte che all’inizio della partita, in ogni frangente, è indefinito e sempre più insidioso. Quando Elly Schlein all’invito di Meloni a partecipare alla festa di Atreju ha posto come condizione un confronto con la premier, ha dimenticato di pensare alle mosse successive, le sue e quelle dell’avversario. Credendo di aver fatto scacco matto, ha sottovalutato la possibilità di un ribaltamento dello scenario, così ieri è arrivata la sorpresa di Meloni: cara Elly, sono pronta a confrontarmi conte, ma non essendo ancora chiaro chi guiderà la sinistra alle elezioni politiche, mi pare giusto estendere il confronto a Giuseppe Conte.

Un lampo deve aver attraversato il cervello dei geni che hanno consigliato a Schlein la mossa, il loro sguardo uguale a quello di chi vede sfumare la partita, qui c’è un alfiere, là una regina, a destra una torre, il Re non si può muovere, siamo in trappola! Ieri in tv Schlein è apparsa spiazzata, ma il problema è tutto suo, perché è stata lei a crearlo ponendo condizioni. Va detto che Conte l’anno scorso accettò un’intervista ad Atreju con il sottoscritto; per lui non fu facile, fu un confronto tosto, ma proprio in virtù di questa sua disponibilità l’invito di Meloni era doveroso, esiste una cavalleria tra i leader di partito, soprattutto in queste occasioni.