Molti discorsi, nel viaggio in Turchia e Libano, tutti in inglese. È la prima volta a memoria di giornalisti (e non solo) che in un viaggio apostolico il Papa non utilizzerà mai, in occasioni ufficiali, la lingua italiana, che è quella della Curia. Segno dei tempi e dell’elezione di un Papa americano, che il 27 novembre inizia il suo primo viaggio fuori dei confini italiani – terminerà il 2 dicembre - e ha scelto il vicino Oriente, segnato dal conflitto di Gaza ma anche dai nuovi ripetuti attacchi di Israele in Libano. Le tappe sono: Ankara, Istanbul e Beirut. Un’area attraversata da molte tensioni, trame che passano per la Turchia, protagonista nella scena politico diplomatica, e dal Libano, area a forte interesse di tutti gli attori geopolitici specie dopo il cambio di regime di Siria e il futuro ruolo di Hezbollah. Il Papa non entrerà dentro le questioni specifiche, ma certamente la sua presenza e il suo messaggio avranno un peso, visto anche il possibile ruolo di “ponte” di dialogo tra le parti.
Al centro del viaggio anche l’unità dei cristiani e il dialogo interreligioso
Anzitutto al centro dell’agenda c’è il dialogo e unità tra i cristiani di tutte le confessioni, e la vicinanza a comunità colpite da tragedie e tensioni antiche e recenti – compresi gli armeni - poi la pace, tema «al cuore del Papa» sin dalla sua prima apparizione al mondo e lungo tutti questi sette mesi di pontificato, come ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Fulcro del viaggio – che voleva fare Francesco - la cerimonia di Iznik (nome odierno dell’antica Nicea) per i 1700 anni del Concilio, e dai significativi riferimenti all’attualità, con la presenza del Successore di Pietro nella polveriera mediorientale. La Turchia odierna è una culla del cristianesimo, luogo di nascita di San Paolo, scenario dei primi otto Concili, ponte tra mondi e continenti diversi, mentre il Libano è da sempre luogo di convivenza di rappresentanti di diverse religioni – spesso una convivenza segnata da conflitti e stragi – a anche di accoglienza di popoli in fuga da guerre e terrorismo. Il Libano in particolare è una nazione che da anni soffre di una grave crisi economica, acuita dalla esplosione del porto e ora anche dagli attacchi di Israele al sud. Ci sono timori per sicurezza del Papa? «Sono state prese tutte le preoccupazioni ritenute necessarie», ha detto Bruni.












