Questa è una storia di aquile e di nostalgia, di provocazioni, di braccia tese e di sfida alle istituzioni dello Stato: una sfida a viso aperto, forme e modalità tipiche di chi annusa l’aria e sente che il clima politico è favorevole, e in quella corrente ci si vuole infilare perché è il treno che passa. La storia ha una data: 25 Aprile 2013. Il primo vero "25 Aprile nero" dei camerati milanesi e lombardi. Che poi negli anni sono diventati camerati da tutta Italia. Piccoli gruppi, formazioni di "area" e di provincia, e poi i blocchi nazionali del neofascismo, Forza Nuova, CasaPound, Lealtà Azione che è l’ultima nata ma oggi ha conquistato la prima linea, la testa della griglia di partenza. Il "25 Aprile nero" al Campo 10 del cimitero Maggiore è diventato un must dell’estrema destra.

E un must è anche il suo prologo: il 1 novembre, antipasto del piatto ricco. Un appuntamento, quello di oggi su cui pende il veto del prefetto di Milano, che fino a ieri era appannaggio delle associazioni reducistiche, i "matusa" col fez e il berretto delle SS, gli Arditi in età senile ai quali, col tempo, hanno preso a affiancarsi i "giovani". Le nuove leve che hanno occupato la cabina di regia delle manifestazioni identitarie, quelle dei "nostri morti", "noi" e "loro", dove "loro" — visti dalle parte delle camicie nere — sono i partigiani, il fronte repubblicano, quelli che festeggiano il 25 Aprile "ufficiale", la festa della Liberazione dal nazifascismo. Beffe della storia. Sfregi incredibili eppure possibili se l’anticamera è quella che ha portato all’era del fascioleghismo e alla sua officina fatta di ex secessionisti diventati amici e alleati dei fasci.