No, non è sfortuna e nemmeno statistica. Se lo stesso parco di Tor Tre Teste, a Roma Est, è stato teatro ad agosto di una violenza sessuale ai danni di una signora sessantenne che portava a spasso il cane, e che fu aggredita da un uomo di 26 anni originario del Gambia; se quell’uomo, pochi giorni prima, era stato già accusato di un’altra aggressione a sfondo sessuale; e se ora viene fuori che sempre lì, lo scorso 25 ottobre, una coppia di ragazzi sono stati prima derubati, poi immobilizzato (lui), e infine violentata (lei) da una gang di uomini di nazionalità marocchina e tunisina, è ben difficile classificare tutto questo alla voce “casualità”.

Ieri la faccenda ha registrato un supplemento di dolore per la vittima principale: il dna estratto dalle tracce biologiche non apparterrebbe ai tre soggetti fermati, il che conferma il fatto che gli aggressori possano essere stati più di tre (probabilmente cinque), e che il materiale autore della violenza possa essere stato il quarto o il quinto uomo.

La realtà è che Roma è un inferno, a dispetto del racconto mediatico prevalente, con numerose zone largamente fuori controllo. Gli stessi parchi sono evidentemente ridotti alla condizione di terra di nessuno. Ma soprattutto il legame tra crimini e immigrazione irregolare è certificato dalle cifre, con circa l’8% di stranieri residenti in Italia coinvolti più o meno nel 34% dei reati (con punte particolarmente odiose: circa un furto o una rapina su due, e oltre il 40% delle violenze sessuali).