Una condanna a un anno e 8 mesi e senza sospensione della pena né attenuanti generiche: questa la richiesta della procura per Chiara Ferragni nel processo sui noti casi di presunta pubblicità ingannevole del Pandoro Pink Christmas Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Qualche giorno fa, in attesa della richiesta di pena, il New York Post riassumeva così la parabola dell’imprenditrice digitale: “Ferragni è passata dall’essere la cocca di Dior, Gucci e Versace, sposata con un rapper famoso e capace di guadagnare cifre a sei zeri per un singolo post Instagram, al divorzio, alla caduta in rovina e a vedere la sua società, Fenice Srl, registrare una perdita di 6,65 milioni di dollari lo scorso anno”. Too much o fatti? Intanto ieri 25 novembre, a fine udienza, Chiara Ferragni ha fatto una dichiarazione spontanea, il testo concordato con i suoi avvocati ma pronunciato senza leggere i fogli che aveva in mano: “Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede”, le parole prima di qualche lacrima, come racconta Il Corriere della Sera. L’imprenditrice ha parlato di “buona fede” ma anche di quel momento della sua vita, con il ruolo di co-conduttrice al Festival di Sanremo, con il suo sostegno alle campagne contro la violenza sulle donne, con la raccolta messa in piedi nel 2020 assieme all’allora marito Fedez per l’ospedale San Raffaele e i 4,5 milioni di euro per la creazione di nuovi posti letti all’interno del reparto di terapia intensiva da destinare all’emergenza Covid. Uscendo dall’aula e dopo l’udienza a porte chiuse, ai cronisti ha detto di essere “fiduciosa” e di non poter “aggiungere altro”.