L'Europa “elettrica” è divisa, molto divisa. Non solo sui volumi dei veicoli a zero emissioni, ma sull'infrastruttura di ricarica. Soprattutto rapida (oltre i 150 kW), quella che consente di fare il pieno di energia fino all'80% in meno di 15/20 minuti. Lo confermano gli ultimi dati – questa volta della Data Pulse Research per Motointegrator pubblicati ieri dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung – sulla diffusione di questo tipo di colonnine.
La mappa
In 8 paesi (Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia) è concentrato l'81% delle stazioni di rifornimento veloci malgrado queste nazioni valgano “solo” il 47% della popolazione. E in Germania sono di quelle ultrarapide (più di 300 kW) appena il 7,9% del totale. Nei paesi più meridionali del continente (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia), che contano il 28% dei cittadini comunitari, sono il 10%. Il restante 6% è distribuito nell'Europa dell'est (21% della popolazione). Nell'UE, le stazioni di ricarica rapida sono attualmente 85.478, appena il 9,4% del totale delle 912.496 censite.
Portogallo, l'eccezione meridionale: BEV al 16,8% di quota
L'Italia deve correre per ridurre il gap tra auto di nuova immatricolazione e colonnine per il rifornimento veloce: nel 2024 il rapporto era di 417 elettriche per punto di ricarica rapida. In due sole nazioni la relazione è peggiore: Polonia (613) e Grecia (626). I dati più lusinghieri sono quelli di Finlandia (22) e Danimarca e Austria (37). La Germania è a 98, la Francia a 128 e la Spagna a 292. Sulla base dei dati che arrivano fino all'agosto di quest'anno, la Germania contava 23.848 stazioni di rifornimento veloce con una quota di immatricolazioni di auto elettriche (tra gennaio e settembre) del 14,1%, la Francia 13.407 (14,1%), l'Austria 6.829 (16,9%), la Svezia 5.010 (27,4%), la Danimarca 4.653 (49,6%), il Belgio 4.568 (26,9%) e l'Italia 3.741 (5,2%).






