A vederla in visione satellitare o anche su una carta geografica, la penisola del Musandam sembra proprio voler sfiorare l’Iran, distante solo una cinquantina di chilometri. Così protesa verso le sponde di fronte, sullo stretto di Hormuz, tra il Golfo Persico da una parte e il Golfo dell’Oman dall’altra, la punta nord-orientale della penisola arabica, nonché regione omanita, è separata dal resto del Paese dai territori degli Emirati Arabi Uniti.

Un’exclave remota, ma di formidabile importanza strategica per il transito commerciale: un gran affollamento di petroliere e non solo. Dal punto di vista turistico è invece una novità rispetto agli itinerari tradizionali che prevedono di partire da Muscat, la capitale, per poi tra deserto, mare, isole, villaggi, esplorare il territorio. Per raggiungere il Musandam dalla madrepatria ci si dovrebbero sobbarcare una decina d’ore di auto oppure, da Muscat, un’ora di volo o un traghetto. La vicinanza a Dubai e ad altri emirati, come Sharja, solo a un paio d’ore via terra, fa sì che risulti anche una facile estensione di viaggio dagli U.A.E. come, appunto, è stato nel nostro caso.

Varcate con adeguati documenti le due frontiere ci si ritrova in quella che alcuni chiamano la “Norvegia d’Arabia”, con il vantaggio che qui non fa mai freddo, anzi: per non sentirsi in una fornace è meglio evitare i mesi estivi. Il paragone scandinavo è dato dai lunghi fiordi e dalle montagne che cadono a strapiombo in mare. Il punto culminante della catena montuosa dell’Hajar, che si allunga sul dorso della penisola è il Jabal Harim, alto più di duemila metri, da visitare con dei fuoristrada. Ma ci può dedicare anche solo al mare e all’esplorazione dei fiordi, che riservano paesaggi maestosi.