L'avviso di fine indagini è arrivato ieri, la notizia, invece, si è diffusa oggi, nella giornata internazionale contro la violenza di genere: un funzionario 61enne della Prefettura di Rimini è indagato per violenza sessuale. Avrebbe ricattato diverse donne straniere che si erano rivolte al suo ufficio per delle pratiche di soggiorno. Sesso in cambio di nulla osta, quindi, nella teoria del sostituto procuratore Davide Ercolani, che nel suo atto d'accusa, ha chiesto gli arresti domiciliari per l'uomo.
I suoi avvocati, Claudia Puzone e Arianna Zanetti, fanno sapere di aver appena ricevuto il fascicolo e di star lavorando alla difesa in vista dell'interrogatorio che, nei prossimi giorni, vedrà l'uomo davanti al giudice per le indagini preliminari, Raffaella Ceccarelli. Qui si deciderà dell'applicazione o meno delle misure cautelari, come appunto i domiciliari.
L'indagine è partita dalla denuncia che una delle vittime ha depositato in Questura a Rimini. Il reato per cui è indagato il funzionario, il 609 bis, prevede pene dai 6 a 12 anni, e considera un'aggravante i casi in cui la vittima è costretta a compiere o subire atti sessuali attraverso un abuso d'autorità. Infine, comprende nel termine "violenza sessuale" un'ampio numero di atteggiamenti, che vadano a "invadere la sfera sessuale" della vittima.






