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Ultimo aggiornamento: 8:18
Una microcamera nascosta nello spogliatoio femminile usato dalle lavoratrici di una casa di riposo. Ad accorgersene è stata proprio un’addetta in servizio presso la struttura di Sacrofano, vicino Roma, con comprensibile turbamento. Il titolare ha ammesso davanti ai carabinieri di averla posizionata personalmente, aggiungendo però di averlo fatto solo per perseguire presunti furti segnalati da alcune dipendenti. Ora l’imprenditore è accusato di interferenze illecite nella vita privata. Inoltre, contro l’azienda è stato presentato anche un ricorso per discriminazione di genere al Giudice del lavoro.
Insomma, sulla vicenda dovrà portare chiarezza la magistratura sia penale sia civile. Il residence è il Mary Rose, nel comune vicino alla Capitale. L’episodio è avvenuto nella primavera del 2024, ma le indagini della Procura di Tivoli si sono chiuse a giugno. Abbiamo quindi due procedimenti paralleli. Secondo la ricostruzione contenuta nel ricorso al Giudice del lavoro, il 27 marzo dello scorso anno la lavoratrice si trovava in questo “locale bagno” in cui sono “ubicati anche gli armadietti” e, una volta cambiata per indossare la divisa da lavoro, si è accorta di un rumore strano. Dal dispensatore di fazzoletti era infatti caduta una microcamera. “Il posizionamento della microcamera consentiva di riprendere lo spazio prospiciente nel quale si svolgeva l’attività di vestizione e svestizione, era posizionata la doccia e i sanitari usati dal personale femminile”, scrivono nell’atto gli avvocati Carlo de Marchis e Silvia Conti, legali dell’associazione Anlod, che si occupa di lotta alle discriminazioni.






