Otto anni in più di concessione, dall’attuale scadenza del 2038 al 2046, e contestuale via libera al piano da 30 miliardi di euro all’interno del quale sono previste anche le risorse per realizzare la Gronda autostradale. Il consiglio di amministrazione di Autostrade per per l’Italia ha esaminato il piano di investimenti, confermandolo negli elementi-cardine, aggiornandosi al 12 dicembre per la decisione finale.
Ci saranno quindi ancora tre settimane di lavoro per apportare gli ultimi ritocchi al piano, ma soprattutto per trovare un pieno allineamento con la politica. Il cda di Aspi, dopo aver esaminato il nuovo piano economico e finanziario (pef) a cinque anni, quindi ha discusso senza prendere alcuna decisione ufficiale al proposito. I principali numeri del piano non dovrebbero comunque subire modifiche. Come confermato dall’ad di Aspi Arrigo Giana, sono previsti 30 miliardi di investimenti, di cui 15 miliardi per modernizzare la rete. Confermate tutte le più grandi opere strategiche a partire dalla Gronda di Genova e dal passante di Bologna. Ma affinché si possa procedere in questa direzione, sarà fondamentale attendere l’esito della richiesta all’Unione Europea di una proroga di otto anni della concessione, in scadenza al 2038, portandola quindi al 2046, a fronte di un “terminal value”, il valore di subentro da riconoscere ad Aspi alla fine della concessione ed elemento chiave nel rendimento dell’asset, identificato in 8 miliardi di euro. Se verranno incastrate con successo tutte queste tessere del mosaico, Aspi sarebbe pronta ad accettare anche un aumento dei pedaggi di fatto allineato al tasso d’inflazione (1,8-1,9% annuo), valore ben distante dalle richieste iniziali dei fondi Blackstone e Macquarie, azionisti di minoranza nel veicolo guidato da Cdp Equity che controlla Aspi. Lo schema messo a punto ricalca quello che nel 2017, otto ani fa, l’allora ministro dei Trasporti Graziano Delrio aveva presentato all’Unione Europea, incassando il via libera per la realizzazione della Gronda: allungamento della concessione e lieve innalzamento delle tariffe. Oggi quello schema viene sostanzialmente riproposto aprendosi all’intero piano di investimenti sul territorio nazionale.






