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Dopo il caso di Falconero, due youtuber molto più radicati e noti hanno preso una posizione che cambia le carte in tavola

«È giusto che chi recensisce videogiochi sia partner delle stesse aziende che li producono?», è da qui che parte tutto, da una domanda buttata lì e che ha colpito streamer e youtuber o content creator come si chiamano oggi (sono tutti creator, vabbè) di aprire un cratere nella loro bolla. D’altra parte immaginate se io, come scrittore, nel momento in cui recensisco un libro fossi pagato da chi lo pubblica, che credibilità avrei? Immediatamente all’epoca (pochi mesi fa) la community si è riversata su di lui come se avesse osato violare un patto non scritto, o più che violare un patto sputare nel piatto dove mangiano tutti, quel galateo di silenzi e convenzioni che tengono insieme recensori, youtuber, influencer, publisher e quella nebulosa zona grigia in cui tutto è contenuto e niente è veramente dichiarato.