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Venerdì 21 novembre inizia a Perth, in Australia, una delle più importanti competizioni nel cricket: il torneo delle Ashes. È un torneo biennale che dura circa due mesi, durante i quali Australia e Inghilterra si affrontano in cinque “test match”, le partite che seguono il formato più classico e rinomato del cricket, che possono protrarsi fino a cinque giorni.

Ashes significa “ceneri”: perché nel 1882, dopo la prima vittoria australiana in Inghilterra, un giornale inglese pubblicò un necrologio satirico che compiangeva la morte del cricket inglese e «il suo corpo cremato e trasportato in Australia». Era una battuta, una presa in giro; è diventato il nome di uno storico torneo sportivo, che per simbolo e trofeo ha peraltro un’urna piccola, molto piccola.

Le Ashes si giocano a turno in Inghilterra e in Australia e il torneo è molto seguito in entrambi i paesi. Oltre a una versione maschile, quella di cui parliamo qui, ce n’è una femminile, che esiste da quasi un secolo e ha anch’essa un buon seguito. Nel 2023 le due edizioni, maschile e femminile, furono viste in Inghilterra da 18 milioni di persone.

Può dunque sorprendere che l’obiettivo di questa competizione secolare – che i giornali inglese di recente hanno presentato tirando in ballo perfino l’Iliade e l’Odissea – sia un’urna finta alta solo 10 centimetri.