Roma, 21 nov. (askanews) – Il piano Trump per l’Ucraina divide sia la maggioranza che l’opposizione, come ormai accade regolarmente entrambi gli schieramenti faticano a trovare una posizione comune sui grandi temi di politica estera. La bozza del presidente Usa riporta in superficie le diverse linee presenti sia nel centrodestra che nel centrosinistra, con posizioni che vanno dall’approvazione di Giuseppe Conte e Matteo Salvini alle barricate di Paolo Gentiloni e Carlo Calenda, mentre Giorgia Meloni e Elly Schlein si attestano su una linea di cautela.

La premier sceglie una linea che tenga insieme il sostegno a Kiev assicurato in questi anni e il buon rapporto con la Casa Bianca: fonti di palazzo Chigi riferiscono di un colloquio con il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante il quale si sarebbe parlato di “sostenere gli sforzi negoziali in corso e ribadito l’obiettivo finale del raggiungimento di una pace giusta e duratura”. Il ministro degli Esteri e leader di Fi Antonio Tajani si spinge anche un po’ oltre e dice che la “resa” di Kiev va scongiurata: “Stiamo lavorando perché l’Ucraina possa essere tutelata e che l’accordo non significhi una resa. Credo che la pace debba essere giusta”. Di pace giusta e duratura parla anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani prevedendo però che a “questa pace si arriverà con un prezzo da pagare da parte dell’Ucraina che sarà un prezzo amaro da digerire. Fare la pace può essere più difficle e doloroso che fare la guerra”. Il piano Trump, aggiunge, “è molto migliorabile” deve coinvolgere Kiev e l’Ue ma “la soluzione non sarà indolore”. Intanto però il sostegno dell’Italia sarà confermato sia “col cuore che con il portafoglio”, cioè con le armi.