Mentre l’Iran si dice disposto a cessare l’arricchimento dell’uranio, un’inchiesta del Financial Times mostra la complessità della collaborazione atomica fra Iran e Russia. Ieri una portavoce del governo di Teheran, Fatemeh Mohajerani, ha detto: «L’arricchimento dell’uranio non è attualmente in corso e si sta valutando la possibilità di interromperlo del tutto. L’Organizzazione Energia Atomica dell’Iran, il Ministero degli Esteri e il Consiglio per la sicurezza nazionale si stanno consultando e prenderanno la decisione migliore». Intanto, un consigliere della Guida Suprema Alì Khamenei, il capo del Consiglio strategico Kamal Kharrazi, ha affermato che gli iraniani sono pronti a riprendere i colloqui sul nucleare con gli americani: «Devono fare la prima mossa per dimostrare di essere pronti a impegnarsi alle condizioni che poniamo. Il negoziato va basato su un piano di parità e rispetto». Ha spiegato che il nodo sarebbe «il grado d’arricchimento dell’uranio, non l’arricchimento in sé», rammentando che «l’Iran non cercherà di dotarsi di armi nucleari».
Lo scorso 18 ottobre è decaduto il trattato JCPOA del 2015 che limitava l’arricchimento dell’uranio iraniano, ma che Teheran non rispettava dal 2019 in ritorsione al ritiro dal patto degli Usa nel 2018, durante il primo mandato di Donald Trump. In tale contesto il Financial Times ha pubblicato ieri rivelazioni sugli incontri degli scienziati atomici iraniani con i russi con l’intento di ottenere tecnologie sensibili e con potenziali applicazioni per armi nucleari. Dimostrazione lampante, secondo Nicole Grajewski, ricercatrice del programma di politica nucleare presso il Carnegie Endowment for International Peace, che «la Russia sta assistendo l’Iran nella sua ricerca sulle armi nucleari, con istituzioni russe affiliate allo Stato che forniscono tecnologie a duplice uso e trasferimento di conoscenze». Visionando rapporti di intelligence, il giornale britannico ha svelato che un anno fa, dal 7 all’11 novembre 2024, alcuni fisici iraniani dell’industria Damavand-Tec si sono recati all’azienda russa Laser Systems con sede a Strelna, vicino San Pietroburgo. La ditta era stata autorizzata dal servizio segreto russo Fsb a «trattare segreti di Stato».







