Dopo che Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha ammesso di aver pronunciato prole quantomeno inopportune sul governo di Giorgia Meloni (si è augurato la nascita di un "nuovo Ulivo" per fermarne l'ascesa, e la mail anonima firmata "Mario Rossi" e inviata a Maurizio Belpietro parla di "uno scossone"), declassando però il tutto come "chiacchiere tra amici", qualcuno da Fratelli d'Italia ha auspicato delle scuse da parte del Partito democratico, che era partito subito in quarta attaccando a spron battuto il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, reo di aver chiesto semplicemente un chiarimento al Colle.
Chiarimento che peraltro c'è stato, con il faccia a faccia tra lo stesso Capo dello Stato e il presidente del Consiglio, mercoledì mattina. Il problema però è che dal Pd continuano ad attaccare il centrodestra. Altro che marcia indietro, insomma. Basta leggere la surreale intervista di Marco Furfaro su Repubblica.
MELONI VEDE MATTARELLA, BONELLI SVALVOLA: "MI AUGURO ABBIA CHIESTO SCUSA"
"Mi auguro che la presidente Meloni, nel suo incontro con il capo dello Stato, abbia portato le scuse e il rammaric...
"La nostra una reazione scomposta? Mi viene da sorridere perché c'è un solo dato di fatto: il principale partito di maggioranza, per nome del suo capogruppo Galeazzo Bignami, ha attaccato il Presidente della Repubblica. E chi attacca il Quirinale attacca la casa dell'unità, del rispetto istituzionale, del Paese", scandisce l'uomo di fiducia di Elly Schlein e componente della segretaria dem. "Questo dovrebbe essere un limite invalicabile, soprattutto per chi si riempie la bocca della parola patria". A non rispettare i limiti è Bignami, dunque, e non Garofani.











