Eugenio Giani con la parrucca di Thomas Jefferson è un fotomontaggio mal riuscito, si sarebbe detto in un’altra era, oggi è un meme sbilenco, un crossover sgangherato, fondamentalmente un ossimoro. Spieghiamo, con richiesta di scuse preventiva al Padre Fondatore e terzo presidente degli Stati Uniti d’America. E precipitiamo subito di livello: dice tal Bernard Dika, neo sottosegretario alla presidenza della giunta toscana, che oggi verrà presentato il governo regionale. Seguiranno quindi l’insediamento e il primo atto ufficiale, un filo più prevedibile del sorgere del sole: il “riconoscimento dello Stato di Palestina” (pare Netanyahu abbia convocato un gabinetto di guerra d’emergenza).

A ruota, l’approvazione della “riforma statutaria” che prevede “il diritto alla cittadinanza digitale” (più o meno il piagnisteo wokista applicato alla Silicon Valley) e - qui sta il succo filosofico, anche se più in zona patafisica che metafisica - «l’inserimento del diritto alla felicità». Il quale fa il suo ingresso trionfale nei «principi fondamentali della Regione», in applicazione letterale del programma di mandato della giunta Giani. Con cui, par di capire, l’amministrazione si eleva da quisquilie quotidiane come la manutenzione dell’esistente, e arriva a farsi garante di quella situazione emotiva sempre precaria e inafferrabile che è la realizzazione dell’individuo con sé stesso, la pienezza esistenziale.