Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:31
I jet da combattimento F-35 venduti ai sauditi. Ma non subito. L’annuncio fatto dal presidente Trump in occasione della visita del principe ereditario bin Salman avrà i suoi effetti commerciali; ma dal punto di vista tecnico e militare, ci vorranno le modifiche necessarie ai caccia prima di consegnarli a Ryad.
In altre parole, l’Arabia Saudita rispetto al potenziale della macchina da guerra dovrebbe rimanere inferiore agli Stati Uniti e, soprattutto a Israele secondo quello che si chiama “vantaggio militare qualitativo”. La precisazione è arrivata dai funzionari americani in base ai timori dello Stato ebraico; Tel Aviv vuole sì normalizzare i rapporti con i vicini arabi attraverso gli accordi di Abramo, ma non vuole ritrovarsi in inferiorità tecnologica e militare, visto che quella numerica apparirebbe scontata dinanzi a una coalizione ostile.
Dal punto di vista legale, una legge assicura agli Stati Uniti di mantenere i jet più sofisticati rispetto a quelli venduti ai vari acquirenti, ma Israele ha permessi speciali per aggiornare gli armamenti e i radar dei caccia, senza dover chiedere permesso a Washington. Nonostante ciò, quando il presidente Trump ha annunciato la vendita degli F-35 a Ryad, da Israele si sono levati mugugni legati al timore di perdere la superiorità aerea nella regione. Ma gli americani hanno dato rassicurazioni: come riporta Reuters, Douglas Birkey, direttore esecutivo del Mitchell Institute for Aerospace Studies ha escluso che gli aerei in vendita ai sauditi potranno avere il missile tattico Aim-60 JATM, arma aria-aria dedicata ai jet di quinta generazione con una gittata di 190 chilometri.












