Colpo di scena al processo contro l’ex capo dell’Fbi, James Comey, accusato di falsa testimonianza e ostruzione della giustizia nelle indagini parlamentari sul Russiagate. Lindsey Halligan, l’ex avvocata personale di Donald Trump nominata da lui procuratrice in Virginia, ha dovuto ammettere di non aver mai presentato l’atto di accusa definitivo a tutto il grand jury che ha incriminato l’ex capo del Bureau, commettendo un errore che potrebbe portare all’archiviazione del caso.

Lindsey Halligan, l’ex miss trumpiana che in 3 giorni ha incriminato l’ex capo dell’Fbi

Il pasticcio procedurale sul grand jury che può far saltare il processo

Il giudice Michael Nachmanoff ha chiamato la procuratrice capo a deporre dopo che nella testimonianza di un altro procuratore era emersa l’esistenza di due diverse incriminazioni, una con tre capi di imputazione (che era stata rifiutata dal grand jury), e una seconda con due capi di imputazione che non è mai stata presentata a tutti i giurati.

«La seconda incriminazione non è mai stata mostrata all’intero grand jury?», ha chiesto il giudice al procuratore Tyler Lemon, che ha confermato. Il giudice allora ha rivolto la domanda a Halligan, che aveva presentato personalmente l’incriminazione al grand jury, pochi giorni dopo la sua nomina, e poche ore prima che i presunti crimini contestati a Comey cadessero in prescrizione. Halligan ha ammesso di aver presentato il secondo documento al portavoce del grand jury, che l’ha firmato, e a un solo altro membro.