Da oltre due anni e mezzo un cane dal passo timido e dal cuore vasto come il deserto che lo circonda continua ad attendere lo stesso momento: quello in cui qualcuno aprirà finalmente la porta di una casa e dirà “tu vieni con me”. È Jack, un Pit Bull nero di 7 anni che ha già conosciuto due rifugi e che non ha ancora conosciuto un divano tutto suo. Nei corridoi della struttura in cui vive, però, negli ultimi giorni si respira un’atmosfera nuova. Il motivo? Un maglione fatto a mano che, in modo inatteso, ha riportato la sua storia sotto i riflettori.
Perché un cane come Jack resta a lungo in rifugio
Per capire la sua attesa bisogna guardare ai dati: la ricerca etologica spiega che i cani neri, di taglia grande, adulti e appartenenti a razze percepite come “difficili” rientrano nella categoria con meno probabilità di adozione. Uno studio pubblicato sulla rivista Animals nel 2021 lo conferma: gli ospiti che restano più a lungo nei rifugi statunitensi sono proprio cani come Jack. A questo si aggiunge la così chiamata “black dog syndrome”, l’insieme di pregiudizi – dalla superstizione alla scarsa resa fotografica del pelo scuro – che li rende meno visibili agli occhi dei possibili adottanti. Nonostante ciò, la scienza comportamentale ricorda che il temperamento di un cane dipende soprattutto dalle esperienze e dalla gestione quotidiana, non dalla razza. Jack ne è la prova: timido, affettuoso, pronto a fidarsi quando qualcuno gli dà il tempo di farlo.






