SAN VITO (PORDENONE) - Non ci sono responsabilità da parte dell'azienda nella morte sul lavoro del 38enne Marco Celant, operaio di Pescincanna, padre di due bimbi. Lavorava alla Anoxidall Spa nella zona di Ponte Rosso ed era considerato uno dei dipendenti più capaci. Il 1 giugno 2021, dopo aver depositato nella rastrelliera un pacco, alla guida del carrello elevatore arretrò tenendo le forche alzate. Uscì dal corridoio a una velocità eccessiva, come ricostruito nel capo di imputazione, e sterzando bruscamente.

Il mezzo si rovesciò e travolse il giovane padre di famiglia. Di omicidio colposo era chiamato a rispondere Umberto Emanuele Re, 90 anni, residente a Fossalta di Portogruaro, in qualità di legale rappresentante dell'Anoxidall. La Procura aveva chiamato in causa la stessa azienda per l'illecito amministrativo, ritenendo che pur avendo individuato il pericolo di ribaltamento dei carrelli elevatori, non avesse poi elaborato idonee misure di sicurezza.

Raccolta di fondi per i figli di Marco, l'operaio morto a 38 anni

L'avvocato Manlio Contento aveva scelto la strada del patteggiamento per l'imprenditore. La discussione sulla posizione dell'azienda gli ha però consentito di cambiare le strategie processuali. Il pubblico ministero Del Missier, che ha ereditato il fascicolo da un altro collega, ha infatti chiesto l'assoluzione della Spa di Ponte Rosso ritenendo che non fosse configurabile la colpa organizzativa. La condotta, sul fronte della sicurezza dei lavoratori, era stata corretta.