PADOVA - «Dicevano...». E invece, ribatte Giorgia Meloni, eccola qua: ancora presidente del Consiglio e sempre leader del partito, pronta a tirare la volata al centrodestra «per garantire al Veneto altri anni di buon governo in questo passaggio di testimone da Luca Zaia ad Alberto Stefani», ma anche «certa» che questo succederà «con una nutrita pattuglia di Fratelli d’Italia». Per lei gli applausi, la ola, i cori: «Grazie per questo straordinario entusiasmo e per questa sala stracolma, che ci aiutano a raccogliere l'energia necessaria a governare questa nazione come merita e con cui dimostrate di voler ancora camminare insieme a noi per portare questa bella operosa terra ancora più in alto nei prossimi anni».

Premessa: «Siamo qui, ancora una volta insieme, come da trent’anni a questa parte. Ciò che vedete non è un’alleanza di comodo tenuta insieme dalla scolla scadente dell'interesse, né un cartello elettorale, neanche solo una squadra coesa, ma una comunità unita di valori e di destini, che lavora spalla a spalla per dare risposte ai cittadini e stravolgere i pronostici». Dopodiché parte la raffica delle lamentate gufate e delle rivendicate smentite: «Dicevano che FdI non avrebbe raggiunto il 5%: l'ultimo sondaggio ci dà al 31,4%. Dicevano che non saremmo durati più di sei mesi: siamo il terzo governo più longevo su 68. Dicevano che l'Italia sarebbe stata la pecora nera d'Europa: il Financial Times ha titolato che l'Europa deve prendere esempio dall'Italia, che è tornata una nazione seria perché non consentiamo a nessuno di metterle i piedi in testa. Dicevano che sarebbe arrivata la tempesta finanziaria: le cose non sono andate così, anche se loro sperano che le cose vadano male, perché preferirebbero governare sulle macerie che stare all'opposizione in una nazione che cresce. Dicevano che avremmo favorito gli evasori: sono due anni che registriamo dati record sul recupero dell'evasione. Dicevano che con noi le donne sarebbero state un passo dietro agli uomini...». Risate. «Parità – rimarca Meloni – non è farsi chiamare “presidenta, assessora o falegnama”». Un boato copre il seguito.