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L'umiliazione del Meazza contro la Norvegia è il peggior viatico prima delle partite di marzo nelle quali gli Azzurri si giocano il mondiale 2026. Cosa potrà fare Gattuso per evitare la terza eliminazione consecutiva?
Sette gol in due partite da una nazionale che, fino a pochi anni fa, avremmo considerato una comprimaria. Appena quei “vichinghi” della Norvegia si sono decisi a giocare, hanno preso a pallonate l’Italia quattro volte campione del mondo, rifilando all’undici di Gattuso tre reti in pochi minuti. L’incubo degli incubi, il terzo mondiale guardato dal divano, diventa lo spauracchio del sistema calcio italiano, che teme di ritrovarsi sempre più ai margini della modernità. Polemiche e fischi a parte, la domanda delle mille pistole è sempre la stessa: cosa fare per evitare che una Nazionale perennemente sull’orlo di una crisi di nervi precipiti nel baratro dell’irrilevanza?
L’arrivo sulla panchina della Nazionale di Gennaro Gattuso era stato salutato da molti con entusiasmo non tanto per le sue qualità tecniche ma soprattutto per chi se lo ricordava a ringhiare in campo con la maglia del Milan, mordendo le caviglie degli avversari dei rossoneri. Gattuso era arrivato soprattutto per porre rimedio al peccato originale degli Azzurri: una fragilità mentale inaudita che nessun tecnico è finora riuscito a guarire. Fino a quando le cose vanno secondo i piani, l’Italia tiene bene il campo, talvolta esprime pure un gioco piacevole, aggredendo quando serve e ripiegando per evitare i pericoli. Basta, però, che qualcosa vada storto, da un errore difensivo ad una delle rare papere di Gigio Donnarumma perché il castello di carte imploda su sé stesso, facendo andare nel panico più totale gli Azzurri. La narrativa che circonda l’Italia aveva ripetuto fino alla noia come Gattuso avesse saputo conquistare i cuori dei giocatori, riuscendo a trasmettere la sua filosofia basata su grinta, orgoglio e determinazione. Eppure, appena la Norvegia arrivata a Milano per festeggiare coi propri tifosi la prima qualificazione ai mondiali dal 1998 si è decisa a giocare sul serio, gli Azzurri sono evaporati dal campo, subendo un’umiliazione memorabile davanti ai settantamila del Meazza.








