Non c’era l’assistente di sala nella palestra di Putignano in cui il 21 gennaio scorso il 40enne Elio Lovecchio è morto, dopo essere precipitato durante un allenamento di arrampicata. E’ una delle contestazioni mosse dal pm Marcello Quercia al gestore 51enne della struttura sportiva e all’istruttore di 36 anni. Sono indagati per omicidio colposo e, nei giorni scorsi, è stato notificato loro un avviso di conclusione delle indagini preliminari, con l’accusa di omicidio colposo. Adesso potranno presentare memorie o chiedere al pm di essere interrogati per chiarire le rispettive posizioni.

L’incidente avvenne nel corso di un allenamento, nella palestra che Lovecchio – originario di Santeramo – frequentava abitualmente. Quel giorno, l’uomo sarebbe stato lasciato solo in sala e avrebbe scelto di arrampicarsi in modalità lead ovvero senza i sistemi di sicurezza auto-assicuratori. Non avrebbe usato né la corda gestita da un compagno né quella automatica (cosiddetta auto-belay) con tanto di moschettone, che avrebbe potuto rallentarne un’eventuale caduta. Lovecchio era precipitato ad una velocità di 60 chilometri orari in poco più di un secondo. Ricoverato d’urgenza al Policlinico, era deceduto due giorni dopo a causa delle lesioni che lo avevano fatto finire in coma cerebrale.